Dopo l’esito del bando andato deserto, è necessario uscire dallo stallo e assumere decisioni chiare e operative per il futuro delle Acciaierie Valbruna di Bolzano. È il messaggio che arriva dalla UILM, dalla UIL, dall’Osservatorio Economia UIL e dalla rappresentanza sindacale interna.

“La priorità assoluta è garantire continuità produttiva e occupazionale”, dichiara Mauro Baldessari, segretario UIL. “I lavoratori non possono permettersi altri mesi di incertezza. Servono soluzioni industriali vere, non rinvii. Valbruna aveva già manifestato la disponibilità ad acquistare i terreni, come previsto dall’accordo di prelazione: una proposta concreta, coerente e responsabile, che andava nella direzione di dare stabilità allo stabilimento.”

Baldessari aggiunge: “È paradossale che un’istituzione pubblica si comporti come un’agenzia immobiliare, concentrata sul massimo profitto dalla vendita del diritto di superficie di un’area industriale su cui da quasi 90 anni insiste un’attività produttiva strategica per la città. Qui non si parla di un terreno vuoto, ma di lavoro, competenze, tecnologia e famiglie. La nostra Costituzione è chiara: il lavoro è il fondamento della Repubblica. Un ente pubblico dovrebbe favorire occupazione e sviluppo, non alimentare incertezza.”

Sulla stessa linea Joe Pelella, segretario UILM: “Dopo il bando deserto bisogna passare immediatamente a una fase operativa. La vendita dei terreni è una strada praticabile e necessaria, se finalizzata a dare certezze industriali, occupazionali e di investimento. Ogni ulteriore immobilismo ricade direttamente sui lavoratori.”

La UILM ribadisce con forza un punto non negoziabile: l’area “R” non deve essere ceduta. “È un’area strategica per il ciclo produttivo dello stabilimento di Bolzano”, sottolinea Pelella. “Da lì esce il materiale finito. Privare Valbruna dell’area ‘R’ significherebbe indebolire strutturalmente l’impianto e mettere a rischio produzione e posti di lavoro.”

“La vendita dei terreni, se inserita in un quadro di prelazione già previsto, è uno strumento razionale di politica industriale”, aggiunge Marco Pugliese, Osservatorio Economia UIL. “Riduce l’incertezza sugli asset e crea le condizioni per investimenti. Ma togliere un’area chiave del processo produttivo equivale a compromettere la competitività dello stabilimento.”

A nome dei lavoratori interviene Paolo Castelli, RSU Acciaierie Valbruna: “In questi mesi abbiamo dimostrato responsabilità e senso del dovere. Chiediamo solo certezze. La vendita dei terreni può essere una soluzione, ma l’area ‘R’ è parte integrante del nostro lavoro quotidiano. Senza quella, lo stabilimento perde efficienza e futuro.”

“La situazione è sotto gli occhi di tutti”, conclude Baldessari. “Tra pochi giorni scadrà l’ennesimo bando fallito e il silenzio istituzionale rischia di diventare assordante. Eppure i ‘giocatori’ ci sono: sono i lavoratori, le loro famiglie e i cittadini di Bolzano. È il momento di convocare l’azienda e avviare un dialogo serio, nel solco della consuetudine pubblica e dell’interesse generale.”

La UILM chiede quindi con chiarezza:

  • la vendita dei terreni come strumento per garantire stabilità, investimenti e continuità produttiva, anche alla luce del diritto di prelazione già previsto;
  • il mantenimento dell’area “R” in capo a Valbruna, perché indispensabile al processo produttivo;
  • l’avvio immediato di una contrattazione diretta per una soluzione industriale seria e sostenibile.

“I lavoratori hanno già fatto la loro parte”, concludono Baldessari, Pelella, Pugliese e Castelli. “Ora tocca alla politica assumersi la responsabilità di decisioni chiare e tempestive, nell’interesse dell’occupazione, dell’industria e della città di Bolzano.”

 

 

“Alto Adige” del 18.01.2026