Undici lavoratori agricoli irregolari scoperti durante la raccolta delle mele e dell’uva in Bassa Atesina e un’indagine in Trentino che ha fatto emergere un presunto sistema di sfruttamento di almeno 84 braccianti impiegati nella raccolta dei piccoli frutti. Due importanti operazioni della Guardia di Finanza che, a distanza di pochi giorni, riportano al centro dell’attenzione il tema del lavoro nero, del caporalato e del rispetto dei diritti nel settore agricolo del Trentino-Alto Adige.
La UILA UIL Trentino-Alto Adige Südtirol esprime apprezzamento per il lavoro svolto dalle Fiamme Gialle e richiama la necessità di rafforzare ulteriormente la vigilanza, soprattutto nei periodi di maggiore impiego di manodopera stagionale.
«Queste operazioni dimostrano quanto siano fondamentali i controlli sul territorio. Non possiamo accettare che, dietro produzioni agricole riconosciute per la loro qualità, possano nascondersi situazioni nelle quali vengono calpestati i diritti e la dignità delle persone», dichiara Devid Olivotto, Segretario Regionale della UILA UIL Trentino-Alto Adige Südtirol.
In Alto Adige, l’individuazione di undici lavoratori stranieri impiegati senza regolare assunzione nella raccolta delle mele e dell’uva rappresenta un segnale che non deve essere sottovalutato. Proprio durante la stagione della raccolta, quando migliaia di lavoratori stagionali contribuiscono a garantire una delle attività economiche più importanti del territorio, è indispensabile assicurare il pieno rispetto delle norme e dei contratti collettivi.
«Il lavoro nero non può essere considerato una semplice irregolarità amministrativa. Un lavoratore impiegato senza regolare assunzione rischia di vedere compromessi il riconoscimento dei contributi previdenziali, delle giornate lavorate e delle tutele previste dalla legge. Sono diritti fondamentali, non costi sui quali risparmiare. La necessità di reperire manodopera durante la raccolta non può diventare una giustificazione per aggirare le regole», sottolinea Olivotto.
Ancora più allarmante il quadro delineato dall’inchiesta trentina, condotta dalla Guardia di Finanza in collaborazione con il Servizio lavoro della Provincia. Secondo le ricostruzioni investigative, almeno 84 lavoratori stranieri, pur essendo formalmente assunti con contratti stagionali, sarebbero stati sottoposti a orari ben superiori a quelli previsti, con retribuzioni in alcuni casi di appena 3 o 4 euro l’ora. A questo si aggiungerebbero condizioni abitative degradanti e la richiesta di denaro persino per una coperta e un cuscino. L’indagine ha portato al sequestro preventivo di beni per circa 790 mila euro.
«Se quanto ricostruito dagli inquirenti verrà confermato, ci troveremmo davanti a un sistema di sfruttamento gravissimo. Parliamo di persone che avrebbero lavorato per ore e ore, percependo retribuzioni ben al di sotto di quelle dovute e vivendo in condizioni indegne. Non siamo di fronte a semplici irregolarità, ma a ipotesi di sfruttamento della condizione di bisogno e vulnerabilità dei lavoratori».
Per Olivotto, i due episodi evidenziano problematiche differenti, ma entrambe meritevoli della massima attenzione: da un lato il lavoro completamente irregolare, dall’altro situazioni nelle quali la presenza di un contratto di assunzione non garantisce necessariamente il rispetto dei diritti.
«La regolarità non può esistere soltanto sulla carta, deve essere garantita ogni giorno nei luoghi di lavoro. Non basta verificare che un lavoratore sia stato assunto: occorre controllare quante ore lavora realmente, quanto viene retribuito, se gli vengono riconosciuti gli straordinari e in quali condizioni è costretto a vivere».
Particolare attenzione deve essere rivolta ai lavoratori stranieri, che possono trovarsi in condizioni di maggiore vulnerabilità a causa delle difficoltà linguistiche, della scarsa conoscenza dei propri diritti e, in alcuni casi, della dipendenza dal datore di lavoro anche per l’alloggio e il permesso di soggiorno.
«Non possiamo permettere che la paura di perdere il lavoro, un tetto sopra la testa o la possibilità di rimanere in Italia diventi uno strumento di ricatto. Il bisogno di lavorare non può trasformarsi in una condizione di sfruttamento. Chi arriva nel nostro territorio per contribuire alla raccolta dei prodotti agricoli deve trovare condizioni dignitose e il pieno rispetto dei propri diritti».
La UILA UIL sottolinea inoltre come il ricorso al lavoro nero e allo sfruttamento determini vantaggi economici indebiti, creando una concorrenza sleale nei confronti delle aziende agricole che rispettano i contratti e le normative.
Per il sindacato, la risposta deve essere concreta: rafforzare i controlli durante le campagne di raccolta, verificare le retribuzioni e gli orari effettivamente svolti, vigilare sulle condizioni degli alloggi e garantire ai lavoratori strumenti efficaci per denunciare eventuali abusi senza timore di ritorsioni.
«Ringraziamo la Guardia di Finanza, la magistratura e gli organi ispettivi per l’importante lavoro svolto in entrambe le province. Auspichiamo che queste operazioni rappresentino parte di un’azione di contrasto sempre più incisiva e continuativa. Il Trentino-Alto Adige è giustamente orgoglioso delle proprie eccellenze agricole, ma dobbiamo esserlo altrettanto delle condizioni di chi contribuisce a realizzarle. La qualità di un prodotto non si misura soltanto da ciò che arriva sulle nostre tavole, ma anche dal rispetto dei diritti di chi lo ha raccolto. Un’agricoltura di eccellenza non può convivere con il lavoro nero e lo sfruttamento», conclude Olivotto.
