
Le dichiarazioni del vicesindaco Stephan Konder sul progetto di Ponte Roma rappresentano un intervento politicamente irresponsabile e industrialmente pericoloso in una fase estremamente delicata per il futuro economico e occupazionale della città di Bolzano.
Per la UIL-SGK Alto Adige Südtirol, l’uscita pubblica della SVP arriva nel momento peggiore possibile: proprio mentre è aperta una trattativa strategica tra la Provincia autonoma di Bolzano e la famiglia Amenduni sul futuro delle Acciaierie di Bolzano, uno dei principali asset industriali dell’intero Alto Adige.
Il segretario generale UIL-SGK Mauro Baldessari dichiara:
“Chi oggi alimenta ipotesi urbanistiche incompatibili con la presenza industriale della Zona sta giocando con il lavoro di centinaia di famiglie. È un atteggiamento grave, miope e profondamente scollegato dalla realtà produttiva di Bolzano. Prima si difendono occupazione, investimenti e continuità industriale. Solo dopo si discute del resto.”
Per la UIL-SGK, immaginare la costruzione di circa 1.000 alloggi a ridosso di un impianto siderurgico strategico nazionale significa ignorare completamente le dinamiche industriali, ambientali, logistiche ed economiche che regolano un’area produttiva complessa.
Le Acciaierie di Bolzano occupano direttamente circa 580 lavoratori e sostengono un indotto fondamentale composto da trasporti, manutenzioni, energia, servizi tecnici e filiera metalmeccanica locale. La Zona industriale di Bolzano rappresenta ancora oggi uno dei principali motori economici dell’Alto Adige e contribuisce in modo decisivo alla produzione di PIL, export e occupazione qualificata.
“La sensazione”, prosegue Baldessari, “è che una parte della politica continui a considerare la manifattura come un fastidio urbanistico anziché come una risorsa strategica. È un errore che altri territori europei non stanno facendo. Mentre Germania, Austria e Francia difendono le proprie filiere industriali, qui qualcuno sembra già immaginare la sostituzione delle fabbriche con operazioni immobiliari e rendite speculative.”
Secondo la UIL-SGK, la convivenza tra edilizia residenziale massiva e industria pesante non è sostenibile né socialmente né industrialmente. Il rischio concreto è aprire un conflitto permanente tra esigenze produttive e pressione abitativa, con conseguenze inevitabili sulla capacità degli stabilimenti di investire, programmare e restare competitivi.
Sul tema casa, la UIL-SGK sottolinea inoltre come l’emergenza abitativa non possa diventare il pretesto per smantellare aree produttive strategiche o favorire grandi operazioni speculative private.
“L’emergenza abitativa è reale”, conclude Baldessari, “ma va affrontata con pianificazione pubblica seria e visione industriale. Se Bolzano distrugge la propria manifattura per inseguire operazioni immobiliari, perderà posti di lavoro, salari qualificati e capacità produttiva. Sarebbe un errore storico.”
La UIL-SGK chiede quindi alla politica provinciale e comunale maggiore responsabilità istituzionale, evitando dichiarazioni estemporanee che rischiano di destabilizzare tavoli industriali delicati e aumentare ulteriormente l’incertezza sul futuro occupazionale della Zona produttiva di Bolzano.
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Die Aussagen von Vizebürgermeister Stephan Konder zum Projekt Ponte Roma stellen in einer äußerst sensiblen Phase für die wirtschaftliche und industrielle Zukunft Bozens einen politisch unverantwortlichen und industriepolitisch gefährlichen Eingriff dar.
Für die UIL-SGK Südtirol Alto Adige kommt die öffentliche Stellungnahme der SVP zum denkbar schlechtesten Zeitpunkt: Genau jetzt laufen strategische Verhandlungen zwischen der Autonomen Provinz Bozen und der Familie Amenduni über die Zukunft der Stahlwerke Bozen, eines der wichtigsten Industrieunternehmen des Landes.
Der Generalsekretär der UIL-SGK, Mauro Baldessari, erklärt:
„Wer heute städtebauliche Szenarien propagiert, die mit der industriellen Präsenz der Zone unvereinbar sind, spielt mit den Arbeitsplätzen hunderter Familien. Das ist kurzsichtig, gefährlich und weit entfernt von der wirtschaftlichen Realität Bozens. Zuerst müssen Produktion, Investitionen und Beschäftigung gesichert werden. Danach kann man über alles andere sprechen.“
Nach Ansicht der UIL-SGK bedeutet die Idee, rund 1.000 Wohnungen in unmittelbarer Nähe eines strategisch wichtigen Stahlwerks zu errichten, die industriellen, logistischen, ökologischen und wirtschaftlichen Rahmenbedingungen eines komplexen Produktionsstandortes völlig zu ignorieren.
Die Stahlwerke Bozen beschäftigen direkt rund 580 Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer und sichern darüber hinaus ein bedeutendes Netzwerk aus Transport, Wartung, Energiedienstleistungen, technischen Betrieben und lokaler Metallindustrie. Die Industriezone Bozen zählt weiterhin zu den wichtigsten wirtschaftlichen Motoren Südtirols und trägt wesentlich zu Wertschöpfung, Export und qualifizierter Beschäftigung bei.
„Der Eindruck entsteht“, so Baldessari weiter, „dass ein Teil der Politik die Industrie nicht mehr als strategische Ressource, sondern als städtebauliches Problem betrachtet. Während andere europäische Regionen ihre industrielle Basis verteidigen, scheint man hier bereits davon zu träumen, Fabriken durch Immobilienoperationen zu ersetzen.“
Für die UIL-SGK ist eine massive Wohnbebauung neben Schwerindustrie weder sozial noch wirtschaftlich nachhaltig. Die konkrete Gefahr besteht darin, einen dauerhaften Konflikt zwischen Wohninteressen und Produktionsanforderungen zu schaffen, mit negativen Folgen für Investitionen, Wettbewerbsfähigkeit und die Zukunft des Standortes.
Auch das Wohnungsproblem dürfe nicht auf Kosten strategischer Produktionsflächen oder zugunsten privater Spekulationsinteressen gelöst werden.
„Die Wohnungsnot ist real“, erklärt Baldessari abschließend, „aber sie muss mit seriöser öffentlicher Planung und industrieller Weitsicht angegangen werden. Wenn Bozen seine Industrie opfert, um Immobiliengeschäfte zu fördern, verliert die Stadt Arbeitsplätze, qualifizierte Einkommen und wirtschaftliche Stärke. Das wäre ein historischer Fehler.“
Die UIL-SGK fordert daher von der Gemeinde- und Landespolitik mehr institutionelle Verantwortung und warnt vor öffentlichen Aussagen, die sensible Industrietische destabilisieren und zusätzliche Unsicherheit für die Beschäftigten der Bozner Industriezone schaffen könnten.
