L’inchiesta che ha interessato il settore agricolo trentino dimostra che il caporalato non è un fenomeno confinato ad alcune aree del Paese. Nessun territorio può considerarsi immune quando esistono condizioni che consentono lo sfruttamento della manodopera.
Per questo la UILA Trentino Alto Adige Südtirol ritiene che alla necessaria azione della magistratura e degli organi ispettivi debba affiancarsi una strategia stabile di prevenzione, capace di tutelare contemporaneamente i lavoratori e le imprese che operano nel pieno rispetto delle regole. La prevenzione significa anche essere presenti sul territorio, ascoltare i lavoratori, costruire un rapporto di fiducia e creare le condizioni affinché chi subisce sfruttamento trovi il coraggio di denunciare senza sentirsi solo.
La UILA propone di rafforzare la Rete del lavoro agricolo di qualità, trasformandola in un vero strumento di prevenzione e di promozione della legalità. L’iscrizione alla Rete dovrebbe costituire un requisito premiale per l’accesso agli incentivi pubblici, ai contributi e ai bandi regionali, nazionali ed europei destinati al settore agricolo. Le risorse pubbliche devono sostenere prioritariamente le imprese che dimostrano concretamente il rispetto dei contratti, dei diritti dei lavoratori e delle norme in materia di lavoro. Allo stesso tempo, è necessario prevedere verifiche periodiche sul mantenimento dei requisiti, affinché la permanenza nella Rete rappresenti una garanzia reale e non un semplice adempimento formale.
Il sindacato chiede inoltre un piano straordinario di controlli coordinati nei periodi di maggiore impiego di manodopera — dal diradamento alla raccolta delle mele, dalla vendemmia alle altre campagne stagionali — concentrando le attività ispettive proprio nelle fasi in cui il rischio di sfruttamento è più elevato.
«Questa vicenda deve rappresentare un punto di svolta. Non possiamo limitarci a indignarci ogni volta che emerge un caso di sfruttamento. È necessario costruire un sistema capace di prevenire questi fenomeni prima che si manifestino, rafforzando gli strumenti che premiano le imprese corrette e garantendo ai lavoratori condizioni di lavoro dignitose e pienamente rispettose dei loro diritti.
La prevenzione passa anche dall’ascolto delle persone. I lavoratori devono sapere di non essere soli e trovare il coraggio di denunciare ogni forma di sfruttamento, nella consapevolezza di poter contare su tutele concrete e su una rete di sostegno.
L’agricoltura trentina rappresenta un patrimonio economico e sociale costruito dal lavoro di migliaia di persone e di imprese sane. Chi sfrutta i lavoratori non colpisce soltanto le vittime, ma danneggia l’intero settore, altera il mercato e mette in discussione la credibilità di un comparto che deve continuare a essere sinonimo di qualità.
La dignità del lavoro agricolo non è negoziabile: si difende ogni giorno con la prevenzione, l’ascolto dei lavoratori, controlli efficaci, collaborazione tra istituzioni, organizzazioni sindacali e imprese e con politiche capaci di favorire l’emersione delle situazioni di sfruttamento prima che degenerino. È questa la sfida che dobbiamo affrontare se vogliamo impedire che simili episodi possano ripetersi.»
Devid Olivotto
![]()
